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La Segheria di Malé

Sulla Roggia dei Molini

Nel territorio di Malé, la località Molini, posta sulle rive del Noce a sud del centro abitato, nei secoli ha visto prosperare numerosi opifici mossi dalla forza dell’acqua.
Il più importante, perfettamente funzionante e visitabile grazie ai lavori che nel 2000 furono portati avanti dall’amministrazione comunale di Malé, è la segheria veneziana, dal nome della tecnica di sfruttamento dell’acqua, basato su una piccola ruota collegata con bielle alla sega e al carrello che porta i tronchi da tagliare.
Questa tecnologia venne introdotta nelle valli alpine proprio dagli ingegneri della Serenissima, che nelle valli del Trentino acquistavano ingenti quantità di legname e avevano interesse a ideare sistemi di taglio veloci e efficienti.

La segheria dei Molini era attiva già nel 1774 e lo rimase fino al 1978, anno della sua chiusura. Si trattava di quella che già nel 1859 era segnalata come la segheria comunale, “sega con piazza deposito di legna”; oltre ad essa lavoravano anche la fucina di Giovanni Zanini fu Antonio e il mulino di Giobatta Zanini fu Giobatta, oltre a due mulini di Cristoforo Marinelli fu Stefano.
Tutti questi opifici erano serviti dalla “roggia dei Molini”, proveniente da Croviana e da un complesso sistema di sorgenti e derivazioni.
Del territorio circostante abbiamo importanti testimonianze iconografiche grazie all’opera del pittore bresciano, ma oriundo di Caldes, Giobatta Ferrari (1829-1906) che verso il 1869-70 dipinse proprio la località “Molini”.

 
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